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TOPICS » L'ALTOPIANO DI ASIAGO  
Amministratore Portale scrive: In Ricordo di MARIO RIGONI STERN
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I Vostri pensieri in ricordo di Mario Rigoni Stern

Nella vostra vita vi auguro almeno un blackout in una notte limpida!

News: Il nostro ricordo di Mario Rigoni Stern
 
Città - 36100 VICENZA - Utente dal 01/01/2006 - Posts: 8 - data 18/06/2008
Risponde MAURIZIO BUZACCHI
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Al Sergente della neve

Al solitario cantore degli uomini, degli animali e della montagna;
al "Sergente della neve";
a colui che più di ogni altro ha fatto scoprire ed amare la meravigliosa "perla" dell'Altopiano;
al carattere schietto e sincero dei suoi concittadini che lo piangono con affetto;
alla mia città natia di Viareggio che egli amò e che celebrò le sue parole......
Con profonda simpatia.
Maurizio Buzacchi
Città - 55041 LIDO DI CAMAIORE (LU) - Utente dal 13/06/2007 - Posts: 1 - data 19/06/2008
Risponde Giuseppe De Giacometti
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Se n’è andato dalla vita in punta di piedi, senza disturbare, discreto, così com’è sempre vissuto. Un gentiluomo di montagna, grande uomo, grande scrittore, uno dei maggiori della nostra letteratura del 900 ed inizio nuovo millennio. Uomo schivo ma aperto a tutti.
Innumerevoli i lettori che gli scrivevano, inviando nelle loro lettere i sensi della loro ammirazione, lo stupore di rivivere grandi emozioni epocali, come le tribolazioni patite dai nostri soldati durante la “campagna di Russia”; o la bellezza di aprire una pagina di un suo libro e scoprirsi d’improvviso catapultati al centro di un ubertoso bosco tra i monti dell’Altipiano, percepirne il profumo, il silenzio rotto dal frinire degli insetti o dallo stormire dei rami d’abete scossi dal vento. Con alcuni scambiava notizie di botanica, ornitologia, apicoltura, storia di vicende vissute nel corso degli eventi bellici nella I e
II G.M. etc. .
Rispondeva cortese a tutti, a mano come si conviene, con la sua stilografica ad inchiostro blu, me compreso che gli dedicai una poesia: “Cimitero di guerra – Austroungarico” incentrata sull’emozione che suscita nel viandante la vista del piccolo cimitero del Mosciagh. Studiosi, studenti, scolaresche, curiosi, in molti andavano a bussare alla sua casa di Asiago d colore rosa confetto, in via Rigoni di Sotto, ai margini del bosco, con vista sull’Altipiano, l’aeroporto, il forte Interrotto e a nord, quei monti immortalati nei suoi racconti, dove più feroce fu la lotta fra le parti contendenti. “Sergentmaggiù ghe rivarem a baita?” gli chiedevano i suoi alpini del Reggimento Vestone e battaglione sciatori Cervino, in Albania, in Grecia, in Russia, nei campi di concentramento in Prussica.

Tutti cercò di riportare “a baita”, a casa. Se non ci riuscì, non fu per sua colpa ma per volere del fato. Sempre primo fra i pericoli, fratello maggiore più che sergente maggiore per ogni suo commilitone. Rigoni ha sempre avuto il massimo rispetto per l’essere umano. Nei suoi racconti di guerra non ha mai usato il termine “nemici”, scriveva “avversari” “I nemici”, era solito dire, “eravamo noi che ci avevano mandato ad invadere la loro terra” .

Durante la lunga e penosa ritirata sul Don, cercando rifugio e cibo nelle isbe, le povere case dei contadini russi, bussava sempre alla porta, chiedendo permesso prima d’entrarvi. “Così mi ha insegnato mia madre” disse!
Non so o non ricordo se in combattimento gli accadde di uccidere qualche avversario, ma se ciò avvenne perché costretto dagli eventi, mai un rigo d’esaltazione del fatto mi è capitato di leggere ed udire.

Del suo ruolo di soldato e sottufficiale la sola cosa che gli interessava era la coscienza di fare a pieno il proprio dovere e riportare a casa i suoi commilitoni, salvandoli magari assieme agli avversari, da un’inutile ed orrenda fine.

Le sue pagine, e non parlo solo di quelle del capolavoro “il sergente nella neve”, hanno fissato nella coscienza collettiva le reali inaudite sofferenze di decine di migliaia d’uomini, attanagliati dalla fame e dal gelo, bersagliati dal micidiale fuoco avversario, dove forse morire era la cosa meno dolorosa, eppure, traspare in esse una luce, una speranza per un mondo migliore, anche se di recente, in occasione del conferimento dell’onorificenza di Commendatore delle Arti e delle Lettere da parte della Francia, abbia tra l’altro detto: “… finché ci saranno sfruttati e sfruttatori la pace tra gli uomini non sarà possibile”. Profondamente amante della natura, viveva in simbiosi con questa. Le sue descrizioni dei boschi, montagne ed animali, sono pagine di pura poesia.

Questa posizione naturalistica non lo portò a rifiutare la caccia che considerava necessaria per il mantenimento dell’ecosistema. Uomo predatore, come il lupo, ma nel rispetto delle regole, “io penso sia molto meglio prelevare un capriolo o un camoscio che cibarsi di un vitello alimentato magari con la carne di sua madre” disse.

Chi ha avuto la fortuna di andare per boschi con Mario Rigoni Stern ha avuto l’occasione di vivere una emozione indimenticabile. Conosceva le tracce degli animali come uno scout pellerossa, sapeva indicarti dove il capriolo aveva brucato o il cervo scortecciato l’abete, dove era passata una volpe o si era rifugiato il lepre o dove, dietro ciò che si reputa un mucchio di sassi, si celasse una volta un nido di mitragliatrice o si dipartiva una trincea. Conosceva tutte le specie d’alberi ed erbe del suo Altipiano, il loro nome scientifico ed i benefici curativi, come il miglior botanico.

Era anche un valente ornitologo. Come scrittore aveva una prosa semplice, priva di fronzoli, viva, stimolante, suggestiva, che ha suscitato e suscita in milioni di lettori forti emozioni. Disse Ernest Hemingway: “uno scrittore è grande quando non descrive emozioni ma le suscita”.

Quante ne ha suscitate Mario Rigoni Stern nei suoi scritti! Avrei desiderato conoscerlo visivamente, di persona, non solo attraverso la forma epistolare. Lo scorso gennaio ero ad Asiago per una settimana sulla neve, ma non ebbi il tempo perché dovetti rientrare subito a Roma per la perdita di mio suocero. Se anche avessi potuto, probabilmente non avrei osato disturbarlo. Non sapevo della sua malattia, ma percepivo che qualcosa non andava. Ricambiò in dicembre il mio biglietto d’auguri, rispondendo come sempre con la sua solita squisita cortesia.

Un ultimo pensiero: è morto da veneto, non aveva gradito il referendum per l’annessione al Trentino. “Io comunque mi sento veneto, e poiché ci vorranno almeno 5 o 6 anni perché la cosa si realizzi, se si realizzerà, vivo con la speranza di poter morire veneto”, ed ancora, “Il Parlamento approverà una legge?” “Mi adatterò ma resterò cittadino d’Europa che vive sull’Altopiano”.

E’ stato sepolto nella nuda terra, sotto una croce di legno d’abete, come tanti soldati caduti sull’Altopiano, come ha desiderato fosse fatto. E’ voluto così tornare alla terra che ha sempre amato, per rientrare nel ciclo biologico della vita.

Il suo corpo alla terra, il suo animo all’umanità, l’anima a Dio.
Grazie Mario!
Giuseppe de Giacometti
Città - 00122 Roma (RM) - Utente dal 09/07/2007 - Posts: 1 - data 26/06/2008
Risponde Massimo Marozzo
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Io sono un amante dell'Altopiano di Asiago e l'altro giorno quando mi è giunta la notizia ci sono rimasto davvero male... ...
Desideravo conoscerlo,deve essere stata una persona davvero amabile,unica.
Un vero peccato,ma questa è la vita!.
CIAO Mario.
Città - 31036 ISTRANA (TV) - Utente dal 25/11/2007 - Posts: 3 - data 24/06/2008
Risponde Rosanna McFarlin
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Ecco cosa mi ha scritto recentemente una mia amica ed ex compagna di scuola "Istituto Fusinieri " di Vicenza, attualmente in vacanza ad Asiago, circa la triste notizia della morte del "Nostro" Mario Rigoni Stern":

"Ho appreso dai giornali della morte dello scrittore , tuo concittadino, Mario Rigoni Stern a cui i giornali hanno dato ampio spazio; ho letto molti dei suoi libri i cui argomenti sono fra i miei preferiti.

Mi dispiace molto proprio perche' era ancora uno dei pochi scrittori che sapevano dare una certa emozione, insegnando molto e dando molta importanza ad alcuni valori oggi spariti".
Città - 85023 Phoenix (AZ) - Utente dal 01/10/2007 - Posts: 2 - data 15/07/2008
Risponde Rosanna McFarlin
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Sono nata ad Asiago in via Monte Ortigara 5, nella stessa casa dove viveva la famiglia Rigoni Stern. Sin dall'infanzia ho beneficiato dalle amorevoli cure dei vari componenti della numerosa famiglia.
Da essi ho imparato moltissime cose fra di esse le piu' importanti sono state il rispetto e l'allegria che regnavano in quella famiglia. Sono debitrice verso la famiglia Rigoni Stern e desidero ringraziare pubblicamente.
Di ognuno ho tanti ricordi : in particolare data la recente scomparsa del "NOSTRO" Mario, lo rivedo avanzare baldanzoso per la Via Monte Ortigara mentre sta' arrivando " A bajta".

E' magro,sporco, con vestiti a brandelli, ma ha un grande sorriso sul volto emaciato.

Avevo allora 4 o 5 anni. La sua morte mi ha colpita nei piu' profondi affetti. Sia lui che tutti i suoi famigliari che lo hanno preceduto nel sonno eterno, sono nelle mie preghiere quotidiane.
Città - 85023 Phoenix (AZ) - Utente dal 01/10/2007 - Posts: 2 - data 22/06/2008
Risponde Simona Pacini
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Non ho avuto l'onore di conoscerlo personalmente,ma posso dire con sicurezza che il suo modo di scrivere,la sua pacatezza e la dolcezza dei ricordi me l'hanno fatto amare e sentire vicino.Addio.Mario,adesso sei arrivato a baita,ma lasci un vuoto incolmabile in tutti noi.
Simona
Città - 56011 Uliveto Terme (PI) - Utente dal 05/12/2007 - Posts: 1 - data 19/06/2008


Donà Salotti Donà Salotti
Da 15 anni Donà si propone sul mercato con le sue creazioni di imbottiti.
Se si dovesse indicare il comune denominatore nelle produzioni Donà questo potrebbe essere identificato nella costante.....»



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